giovedì 28 maggio 2009

er ciclista

Me 'nvolo come coppi in un baleno, la voja è de lassamme tutto dietro scordamme, nun pensà, fa come Pietro che mollò tutto e seguì er Nazzareno: li fiji, la moje e li parenti m'hanno scartato tipo caramella nun m'hanno dato manco 'na ciambella me s'è rotto de tutto, puro i denti Fuggo, pedalo, m'arzo e spingo, sudo come n' majale, ma nun mollo perchè so che se arivo poi me 'ncollo la maja sopra ar petto stile gringo Come se gnente fosse, ariva quello, me tira l'acqua, pensa ch'è 'nfavore 'nvece carcollo, casco e er core quasi nun me se ferma...Che macello! E' annato tutto ar vento, ogni speranza, ma, puro si nun ho vinto so contento. Posso tornammene a casa, lento lento, pe chiudeme co mi moje ne la stanza.

venerdì 15 maggio 2009

federico

Quanno dovevi nasce, boccoletto,
quarcuno disse che nun era vero
mo' fai du' anni e sarti sopra ar letto
che pe tenette fermo ce vo' er fero.
A dispetto del li gufi e de li santi
dalla panza de tu madre ce sortisti
senza 'mpicci e senza lascià tristi
nè medici, nè nonni, tutti quanti.
Piano piano, cresci e te fai grosso,
pe diventà tipo er tu fratello,
pure se grande e grosso come quello
manco se co la carne magni l'osso.
Soffiace, mo, pisè, su ste cannele
co tutto er core che te porti appresso
e chi ce vole male... annasse ar cesso,
noi famo come l'api drent'ar miele:
lavoramo, zitti zitti, senza sosta
e costruimo 'n silenzio la risposta:
ecchime qua, me chiamo federico,
e de tutto er bigonzo so er più fico.

martedì 10 febbraio 2009

chi siamo noi

Non voglio parlare di Eluana. Non voglio entrare nel merito di chi ha ragione e di chi ha torto. Non voglio partecipare ad un gioco al massacro, tra polemiche e sterili dibattiti.
Ma non voglio esentarmi dal dirvi chi sono, anzi chi siamo noi....
Noi siamo quelli che credono nella vita oltre la morte; noi siamo quelli che sperano, anche quando un medico dice "non c'è più nulla da fare"; noi siamo quelli che, dalla nascita alla morte, non hanno paura; noi siamo quelli che credono in un Dio, vicino e terreno, tutt'altro che chiuso nelle chiese e sicuramente in grado di fare miracoli, perchè ne fa ogni giorno; noi siamo quelli che preferiscono perdere 5 minuti in piu' con un figlio che stare un solo minuto di più sul lavoro, potendo scegliere; ma siamo anche quelli che sul lavoro non rubano lo stipendio, perchè cerchiamo il bene comune, al di là dello stipendio; noi siamo quelli che quando una persona anziana sale su un bus, ci alziamo; noi siamo quelli che non accettano l'ipocrisia, di nessun genere; noi siamo quelli che si commuovono, a volte anche di fronte alla tv, ma non proviamo vergogna neppure a piangere davanti ad un figlio, perchè le lacrime sono un elemento distintivo dell'uomo; noi siamo quelli che provano vergogna quando una donna subisce un torto, ma non tolleriamo le tematiche femministe, perchè uomini e donne sono davvero uguali; noi siamo quelli che non vogliono vedere mai abusi sui bambini, perchè possiamo diventare anche molto cattivi; noi siamo quelli che pensano di dover onorare il padre e la madre, perchè è la prima cosa nella vita; noi siamo quelli che darebbero la vita per un fratello, o per un figlio; noi siamo quelli che - una donna sola nella vita - possibilmente bella e di grande intelligenza, ma anche di cuore; noi siamo quelli che, quando la mattina ci specchiamo, vogliamo poterci guardare bene diritti negli occhi senza dover sentire il minimo senso di colpa, per nessun motivo.

martedì 30 dicembre 2008

2008 finito

Se ne va un altro anno, senza infamia e senza lode. Con una certezza, però: ho più capelli bianchi, due figli meravigliosi, una moglie bellissima che è anche un caderpillar... E sempre nemmeno il becco di un quattrino. E allora la massima, per il 2008, è questa: "Chi sceglie il cuore, spesso, paga un pegno. Chi sceglie il futuro,sempre, perde un affetto. " PP .....e buon anno a tutti!

venerdì 7 novembre 2008

ciao, muso nero! dedicato a Obama e a chi si sente diverso

Ciao, muso nero!
Diverso, si, diverso da me e da molti altri nel mondo. Ma figlio di uno stesso DIO. Nato sotto una stella differente, ma con un destino ben chiaro, limpido, segnato. Ciao, muso nero!
Come tutti quei “diversi” che hanno sofferto e patito nel mondo hai saputo attendere, hai saputo desiderare, hai saputo conquistare. E gli spazi, le speranze, le gioie sono diventate realtà. Ciao, muso nero!
Hai lottato contro tutti e contro te stesso, forse, per vincere sui pregiudizi e sulle maldicenze; hai combattuto per far si che le tue origini fossero affrancate e il colore della tua pelle venisse rispettato; hai gettato le basi del tuo progetto già col primo vagito, mentre in alcuni Stati uomini e donne di razze differenti lottavano e si uccidevano tra loro. Ciao, muso nero!
Con le tue tre donne accanto, nella notte in cui il destino si compiva, nella notte in cui un sogno si realizzava. E tutto quello che avevi fatto, tutti gli sforzi e i sacrifici diventavano la base, le fondamenta del futuro che verrà. Ciao, muso nero!
Ora chiunque abbia provato sulla propria pelle la differenza, la diversità, l’esclusione o l’emarginazione può vedere che, sotto questo cielo, nulla è impossibile. E forse non ha importanza quanto durerà, ma solo che tu sia lì, a testimoniare un cambiamento, uno storico passaggio di consegne; non di compiti e poltrone, ma di destini. Perché tu non sei soltanto quel che sei, con i tuoi diritti riscattati e i tuoi antenati nel cuore, bensì sei il frutto di una trasformazione sociale, che è anche sostegno per tutti coloro che non credono, che si sentono esclusi, che pensano di essere abbandonati, di essere soli. Ciao, muso nero!
Ora, non scordare da dove vieni, non scordare quel che sei e quel che sono stati i tuoi padri. Non dimenticare le tue origini e nemmeno i tuoi sogni; non scordare le rinunce e i dolori, le pene e i disagi; non chiudere in un cassetto i ricordi di cosa è stato per te e per tutti quelli come te il passato; non lasciare che chiunque abbia provato la diversità come te possa dimenticare. Ma vivi, realizza ciò che hai promesso e per cui hai fortemente lottato. Non farti scoraggiare, non farti fermare. Vivi e lavora a dispetto della storia, per fare la storia.
Ciao, muso nero!

lunedì 9 giugno 2008

finley

E' difficile ignorare articoli come questo. spero serva a chi per caso incontra questo blog....

sabato 7 giugno 2008

mezzo secolo

Mezzo secolo de vita se n'è annato
è stato n'attimo, 'nfurmine, na freccia
da quanno sei sortito, ar primo fiato,
a mo che sei avvocato sulla breccia. Caro fratello mio, nun te scoccià
se mo te pieghi e è tutta n'antra storia
te devi rassegnà che c'hai n'età
e nun te poi permette sarti e gloria stai tutto er giorno in giacca, incravattato,
e vivi de ricordi e de pensieri
nun sei più er pischelletto ch'eri ieri
ch'annavi in giro tutto impomatato facevi aikido, usavi le bacchette,
magnavi riso e quarche bisteccona,
te funzioanava tutto, in ogni zona,
nun te servivano acqua e pasticchette. Te lo ricordi quann'eri regazzino
e tu padre ce portava cor boccione
a pija l'acqua alla fonte cor panino
e davamo pure du carci a quer pallone? Te le ricordi Frascati e la Majella?
Che corse, che partite, che magnate...
E sempre se finiva a bisbocciate
o a giocà tutti a uno, due tre stella E casa de nonna allo stradone,
l'ascensore a 5 lire in quer palazzo,
i corridoi, i telefoni griggi, e nell'androne,
le corse coi cugini e er rubamazzo
E via quinto pubbricio, l'antra nonna,
carne e patate, la radio, er notizziario
l'agenda co li conti giù in colonna
e nonno che sfojava er calendario Sei passato dall'aspes ar gippone
la testa ner frattempo s'è 'mbiancata
la famija s'è bella che allargata
e te sei preso più de 'na soddisfazzione. Essi bono, mo', facce 'n ber soriso
nun esse triste pe' sto compreanno
in fonno n'antri cento ariveranno
e se nun c'avrai i denti c'avrai er viso.

sabato 31 maggio 2008

dimenticanze

...E fu così che saltò il passaggio. Mentale.
La mamma, la donna che lavora, la moglie, l'amante quando resta un po' di tempo, magari la figlia se i genitori hanno bisogno d'aiuto, l'amica quando i vicini o la compagna del cuore è in difficoltà. Troppi impegni, anche troppi figli, forse, perchè a volte uno è poco e tre sono troppi.
Così, capita che un'insegnante modello, titolare di cattedra in un liceo di Merate, 14 mila abitanti, il comune più abitato della provincia di Lecco, una donna modello tutta casa, scuola e chiesa, vada dritta, salti un passaggio fondamentale nella sua vita. Almeno negli ultimi due anni della sua vita. La bambina dorme, è tranquilla. La baby sitter l'aspetta, come ogni giorno. Ma la macchina, con la stoica mamma-lavoratrice al volante, non fa tappe, non si ferma, perchè stavolta la testa rimuove l'appuntamento.
Lei scende, come ogni giorno, davanti al liceo, spegne il cellulare (quello di passaggio, dettato dal dovere di dare l'esempio ai suoi ragazzi, non salta davvero), ed entra in classe. C'è anche il tempo di aprire l'armadietto e prelevare il registro. La campanella suona, la lezione comincia...
La bimba, intanto, si sveglia. Chiama, ma nessuno la sente. Piange, ma nessuno la sente. Vorrebbe bere, mangiare, fare la pipì, ma nessuno la sente. Passano ore....
Il papà rientra in casa. E' ormai l'ora di pranzo, la segreteria telefonica lampeggia. Ascolta: è la voce preoccupata della baby sitter. "Maria? Non me l'avete portata oggi? Cosa succede? Sua moglie al telefonino non risponde. "
Lui capisce, è un attimo: chiama la scuola, scuote le mura di quel liceo addormentato nella routine quotidiana di provincia. Dalla sala della segreteria esce di corsa un impiegato, vola nel corridoio, spalanca la porta. Vede la faccia perplessa della docente, che non si aspetta quell'ingerenza durante la lezione.
Poi, la 39enne si interroga e sul suo volto compare in una frazione di secondo la tragedia, che ha il colore grigio, quasi nero, dell'anticipazione della morte.
Sono passate quasi 5 ore e lei ora si precipita giù per le scale, pensando di salvare la sua "gioia", che proprio oggi compie due anni, e c'è già la torta pronta in pasticceria da ritirare. Pensa di strapparla magari dalle mani di chissà che bruto vuol portarla via.
E invece il bruto è lei, inconsapevolmente. Perchè la corsa serve a poco, come quella in ospedale, col marito, che intanto è arrivato sul posto guidando come schumacher per le vie della cittadina.
La sua piccola non c'è più, ora. E' morta per un'incredibile ed invisibile, latente, dimenticanza, nascosta in una recondita parte del cervello materno. Dettata probabilmente, anzi sicuramente, dallo stress, dai ritmi, dalla resistenza alla monotonia, da chissà che diavolo sia ha davvero poca importanza.
Un fatto solo emerge: lei, quella splendida quasi 40enne tutta dedita alla famiglia e al lavoro, quella donna modello a cui chissà quante studentesse del liceo si erano finora ispirate per immaginarsi nel prossimo futuro, adesso non c'è più, proprio come sua figlia. Perchè è morta dentro, è rimasta vittima di un tempo che non concede distrazioni. Neanche, solo, per una volta.

venerdì 23 maggio 2008

e la chiamano giustizia

Giustizia è fatta. Dopo 6 anni di indagini, controlli, verifiche, esami del ris dei carabinieri, interrogatori, ben due gradi di giudizio, AnnaMaria Franzoni finisce dietro le sbarre.Ha ucciso Samuele, quando aveva 3 anni. Era suo figlio e lei lo ha ucciso. Lo dice la Legge, lo dicono gli indizi, lo sostiene la gran parte della popolazione italiana. Si è arreso perfino Breuno Vespa che, dall'alto della sua esperienza, ha confermato davanti a milioni di spettatori: l'ha ucciso ma non lo sa neanche lei....Come? Non ho capito bene....Già: le crisi delle mamme, oberate da quel senso di vuoto perchè non hanno più uno spazio, afflitte da quel senso di impotenza perchè non danno ad un figlio quel che devono dare anche all'altro, avvilite da una vita che ti strappa la gioventù, lasciandoti magari solo quelle insopportabili rughe.Moventi, se ne potrebbero trovare a centinaia, perchè, diciamocelo chiaro, una mamma qualsiasi può avere un momento di smarrimento. Anche un papà, aggiungo, perchè oggi, di fronte ai ruoli in famiglia, siamo tutti stanchi e affaticati, siamo tutti capaci di un gesto estremo.E quali prove ci sono della colpevolezza di Anna Maria? Attenzione, non indizi: prove....Quali testimoni chiave, quali armi del delitto, quali reperti chiari che possano giustificare una sentenza così dura da accettare, dopo sei anni in cui, nella vita della Franzoni, è cambiato così tanto.Ma forse è di questo che dovremmo parlare: che giustizia è mai questa, nel nostro Paese....Una giustizia che ti arresta, ti sputtana sui giornali, ti libera e poi ti processa. E non ha importanza se sei colpevole o no, perchè ormai sei costretta a stare nel tuo cantuccio, fino a quando, magari, in piena notte, due carabinieri bussano alla porta per portarti in cella. Dove resterai per 16 anni, o forse meno, se farai la brava. E gli altri figli? Quello che c'era già e quello che è nato dopo la tragedia di Cogne, dopo la morte di Samuele?Non era forse più logico, al di là delle colpe, trovare una pena alternativa, un modo più efficace per conddannare Anna Maria, una donna che è già stata condannata tante volte, dai tribunali e dalla vita, e dalla gente e da giornali e tv....?Non sarebbe più logico riformare una giustizia che non arriva mai alla fine, se non dopo decenni, quando magari sei morto? Non è un caso che nello stesso giorno in cui viene arrestata la Franzoni, viene assolto il farmacista del processo sul mostro di Firenze. Ma di che anni stiamo parlando? Io non ricordo più... Nella mia mente, le immagini di Pacciani si confondono con quelle della Franzoni, e l'unica cosa che riesco a vedere è una giustizia che non funziona, che arriva tardi, che tradisce le attese e spezza le speranze, che non affranca dal reato e non recupera il criminale.Ma, tant'è: giustizia è fatta. E la Franzoni, colpevole o meno ha poca importanza, se ne starà chiusa in una cella del carcere di Bologna, a lungo. Senza vedere i suoi figli, quelli che in questi sei anni, perchè no, avrebbe potuto tranquillamente trucidare (si chiama reiterazione del reato), e che diventeranno grandi con una madre in galera e mille dubbi su chi fosse quella donna che li ha tanto amati.

mercoledì 14 maggio 2008

vacanze

Le aspetti, le sogni in un posto indimenticabile, le attendi magari un anno, rimandando ogni pausa possibile...poi, basta una freccia che finisce fuori bersaglio ed eccolo lì...sei fregato!
Ah, se potessi...un calcio a tutto e via, sgommando con l'auto e facendo giravolte in mezzo agli incroci di una città vuota. E dopo ancora, un aereo, un bagaglio a mano, quattro soldi nel portafogli e una cartina in fondo alla tasca. Un libro d'amore, una biografia, magari, e due indirizzi: quello del miglior ristorante e quello dell'albergo con piscina e centro benessere. Una calda accoglienza e un po' di frutta fresca. Una bottiglia di birra in frigo, un asciugamano grande e pulito, ciabattine da mare e il profumo di sapone neutro nella doccia.
Ah, scordavo: sul tavolo, in mezzo alla stanza, una lettera 22 su cui pestare nei momenti giusti!