mercoledì 30 aprile 2008

figli

Belli sono belli, faticosi anche. Ma non c'è niente capace di rimettermi al mondo, nonostante la stanchezza delle ultime ore, dei miei figli.
Uno quasi cammina, tra un capitombolo e una risata; l'altro è diventato un ometto e, sabato, vivrà uno dei momenti più belli ed emozionanti della sua vita.
Ricordo ancora la mia prima comunione, quando Don Sisto, che mi aveva battezzato in un garage, mi avvicinò e infilò l'ostia sotto al mio palato. La sensazione di aver fatto una cosa straordinaria mi catturò, anche se restai impalato a cercare di staccare quella sostanza appiccicosa e nuova dalla parte alta della mia bocca.
Lui è responsabile, serio, compito, molto più diligente del padre. E forse, come me, è superficiale quel tanto che serve a non dare troppo peso al passo che sta per fare. Se la godrà, insomma, ne sono sicuro.
Chissà come sarà da grande, me lo chiedo spesso. E cerco di immaginarmelo, spesso invano.
E chissà come sarà il fratello, ora ancora troppo piccolo per immaginare perfino se solo somiglierà al grande.
Quello che è certo è che, se Dio mi darà forza, le soddisfazioni non mancheranno. Per ora, restano due piccoli balilla!

alè manno

Alè Manno! Lo gridavano in molti, a squarciagola, fuori da via Salandra, quartier generale del neo sindaco di Roma, dove si è consumata una vittoria storica. Erano 15 anni, ma anche molto di più che la Capitale non voltava pagina.
Ora, finalmente, la gente ha scelto il nuovo, affrancando quello che un tempo veniva bollato, ghettizzato e costretto a vivere di opposizione. E lui, senza battere ciglio, è già al lavoro.
Armare i vigili, pulire le strade, modificare le regole base del traffico, modificare i provvedimenti inutili della giunta precedente, come quello relativo alla teca dell'ara pacis.
E noi, che l'avevamo detto in ore non sospette, aspettavamo nel silenzio e nel lavoro una vittoria da molti imprevista (e da altri tanto inattesa che è diventata una tegola pesante sul capo), ora avanziamo una richiesta: mantenere le promesse, non sottomettersi ai giochi di palazzo, non sottostare alle alleanze pericolose.
Soluzioni, dopo la marcia sul Campidoglio, e non demagogia.
Ma lui, Alè Manno, lo sappiamo, di demagogia non ne fa. Chi ama la montagna è abituato a scalare vette. E quella del colle romano resta una delle salite più ostiche, ma non proibite. Al lavoro!!