Alè Manno! Lo gridavano in molti, a squarciagola, fuori da via Salandra, quartier generale del neo sindaco di Roma, dove si è consumata una vittoria storica. Erano 15 anni, ma anche molto di più che la Capitale non voltava pagina.
Ora, finalmente, la gente ha scelto il nuovo, affrancando quello che un tempo veniva bollato, ghettizzato e costretto a vivere di opposizione. E lui, senza battere ciglio, è già al lavoro.
Armare i vigili, pulire le strade, modificare le regole base del traffico, modificare i provvedimenti inutili della giunta precedente, come quello relativo alla teca dell'ara pacis.
E noi, che l'avevamo detto in ore non sospette, aspettavamo nel silenzio e nel lavoro una vittoria da molti imprevista (e da altri tanto inattesa che è diventata una tegola pesante sul capo), ora avanziamo una richiesta: mantenere le promesse, non sottomettersi ai giochi di palazzo, non sottostare alle alleanze pericolose.
Soluzioni, dopo la marcia sul Campidoglio, e non demagogia.
Ma lui, Alè Manno, lo sappiamo, di demagogia non ne fa. Chi ama la montagna è abituato a scalare vette. E quella del colle romano resta una delle salite più ostiche, ma non proibite. Al lavoro!!
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